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Corrispondenza del gruppo: |
LA TENDA |
Anno
I mensile dicembre 1969
Lettera n. 6
Sommario
- La formazione religiosa in una
"scuola cristiana" a Roma
- Una scuola che ripensa il suo ruolo
- Dati statistici sulle scuole private
a Roma nel 1965
- Il Sacramento del Matrimonio
a Roma
- Messaggio del Cardinal Vicario
questa volta è la scuola religiosa che ci offre lo
spunto per una analisi critica, sul filo delle testimonianze vissute da vicino
da due lettori che hanno voluto comunicarcele per iscritto. Le pubblichiamo
volentieri augurandoci che la presenza delle tante scuole tenute da religiosi
nella nostra città cominci a divenire un problema per i cristiani e li chiami in
causa nelle loro diverse responsabilità di genitori, di educatori,
di pubblici amministratori, di pastori di anime, per un serio esame di
coscienza della situazione. Crediamo opportuno fornire anche alcuni dati in
proposito, desunti da pubblicazioni ufficiali, che possono aiutarvi a valutare
l’entità del fenomeno.
Avviamo
anche un discorso sulla celebrazione del Sacramento del Matrimonio nella nostra
Chiesa, cominciando da alcuni accenni retrospettivi, cui faremo
seguire, nel prossimo numero, un ampio esame della situazione attuale.
Come
avevamo accennato la volta scorsa, sabato 20 dicembre si
terra a Roma, presso il Convento dei PP. Camaldolesi a S. Gregorio al Celio,
alle ore 10 antimeridiane, l'incontro promosso da Raniero La Valle e dagli
amici di "Lettere ‘69" sui problemi della Chiesa del nostro tempo,
con particolare attenzione alla comunità locale.
Vogliamo
richiamare ancora tutti voi ad una collaborazione sempre più ricca e vivace,
che si traduca anche nel mettere per iscritto
riflessioni e ricerche, onde poterle partecipare ai fratelli tutti. Per quanto
riguarda l'impegno finanziario, abbiamo cercato di contenerlo entro limiti
ristretti, utilizzando fra l'altro il ciclostile di
persone amiche.
Sinora
abbiamo sostenuto le seguenti spese:
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per
acquisto carta e stampa testate |
L. |
44.500 |
|
per
spese postali |
L. |
41.100 |
|
per
materiale da ciclostile |
L. |
6.350 |
|
per
varie |
L. |
6.050 |
|
Totale |
L. |
98.000 |
A
tali spose abbiamo fatto fronte con il contributo del gruppo e di alcuni amici. Se altri vorranno aiutarci ad affrontare
gli oneri connessi alla prosecuzione della pubblicazione della lettera mensile,
potranno servirsi del conto corrente postale 1/44109 intestato a Gianfranco Solinas - via Roccantica
18 -00199 Roma. Contiamo inoltre di poter svolgere nel corrente mese le
pratiche per l'autorizzazione del Tribunale, che ci permetteranno di usufruire
di condizioni più vantaggiose per la spedizione postale e di
aumentare perciò, senza notevole aggravio delle spese, il numero dei
destinatari. Potete perciò inviarci gli indirizzi degli amici che sapete interessati ai problemi di cui ci occupiamo.
Nell'approssimarsi
del S. Natale auguriamo a tutti di poter rinascere ogni giorno alle esigenze ed
alle attese della comunità, porgendo l'orecchio al richiamo che ci viene dalla
stalla di Betlemme
Fraterni
saluti
il gruppo “La Tenda”
***********************************
LA
FORMAZIONE RELIGIOSA IN UNA “SCUOLA CRISTIANA”
A ROMA
Lasciando
da parte, per ora, il problema della validità in linea teorica e di fatto delle "scuole cristiane" e quello
dell'insegnamento della religione in tutte le scuole, statali o no, credo sia
interessante presentare il caso concreto di un Istituto religioso romano,
composto di circa 30 suore, che reggono vari tipi di scuola dell'insegnamento
primario e secondario, per 800 allieve, di cui una cinquantina
"interne".
Ecco
i dati più salienti e rilevanti ai fini dei risultati
educativi:
1) le suore: prese come gruppo d'insieme sono chiuse
all'esterno; inoltre non formano una comunità, ma una convivenza di personalità
che si sopportano per "carità cristiana", senza comunicare; esistono
classi sociali e culturali all’interno delle stesse (le portinaie, le suore del
corridoio, della cucina che vivono in uno stato di sottosviluppo culturale e
religioso); la formazione religiosa generalmente è quella preconciliare
(per le suore colte fatta su abbondanti tomi di teologia e pietistici commenti
alle Scritture); gli atti di culto, i vari "atti di pietà" sono fatti
insieme senza divenire comunitari; è infine rilevante una profonda soggezione,
quasi reverenziale, al clero che ruota intorno all'Istituto: esistono un
vescovo "protettore", il vescovo del settore, ed una serie di monsignori
e teologi a cui si ricorre per consulenze - paravento.
2)
Le alunne: l’unicità del sesso è il più grave inconveniente, perché ostacola
fortemente l’armonicità dell'educazione, la
molteplicità di interessi, la spinta verso i problemi
sociali; le famiglie da cui esse provengono sono della media borghesia; la
motivazione
per cui si è scelta la scuola di suore e per lo più quella di assicurare la
propria figlia (il 60% o più sono figlie uniche) dai pericoli di "ambienti
promiscui" di
"cattive compagnie" e di qualunque discorso politico o sociale di
qualsiasi natura; l'ambiente familiare è insomma fortemente
antisociale, disimpegnato e superficiale, anche in materia di fede; non
sembra infatti che le famiglie siano preoccupate della crescita delle figlie anche
nella fede; comunque, ciò che daranno loro le suore giudicano sia più che
sufficiente. Per tutto questo servizio che le suore rendono, le famiglie
sostengono una spesa notevole, oltre tutto ciò che è
dovuto per la divisa, varie iniziative, feste, gite ecc. (rette mensili di
11-13-15.000 secondo tipo di scuola).
3)
Le insegnanti: sono circa 30; laiche per i due terzi e il resto suore. La
tendenza è quella di avere il minor numero possibile di insegnanti
laiche, per motivi ovvii. Ne consegue forse una maggiore chiusura della scuola
e un affollamento, a volte insopportabile, nelle classi. Le insegnanti laiche
sono formate da un piccolo gruppo di anziane ormai
veterane, e da una maggioranza di giovani che sono lì di passaggio, in attesa
di migliore sistemazione. In linea generale esse sono
o molto integrate al "sistema", o completamente assenti. Nei due casi
manca, da parte loro, l'occhio critico nei confronti dell'Istituto, l'apporto
di contenuti nuovi e la sensibilizzazione ai problemi
del mondo che le circonda. I rapporti fra di esse sono
improntati di simpatia reciproca, ma i contenuti dei loro discorsi tendono ad
esulare da tutto ciò che può compromettere di più la propria persona. Lo
stipendio percepito è di circa 50/75% del corrispondente stipendio statale.
Veniamo
ora alla formazione che le ragazze ricevono in questa scuola. Sembra evidente
che la scuola cattolica debba rispondere a due scopi: quello primario della
formazione generale degli alunni (obiettivo comune alle altre scuole) e quello
specifico della formazione religiosa (altrimenti quale giustificazione
avrebbero della loro esistenza?); cercheremo di esaminare come nel nostro
Istituto si risponde ai due obiettivi.
A)
Formazione generale: Non si può negare una certa serietà e profondità con cui vengono portati avanti i programmi, del resto costantemente
dimostrate dagli ottimi risultati agli esami statali di fine corso. Ma se si
guarda più in fondo, il risultato globale è quello
della formazione di personalità alquanto amorfe, ovattate, lontane dalla realtà
del mondo in cui viviamo (sarebbe, a questo proposito, interessante conoscere i
risultati nelle scuole statali).
E'
vero che le buone suore, almeno alcune più avvertite, hanno afferrato che c’è
un aggiornamento da fare, anzi, ci sono segni che indicano come sia in corso
una certa evoluzione e in mezzo alle suore e fra le insegnanti: ad esempio, una
certa attenzione alla crisi della scuola italiana, alle motivazioni di fondo delle riforme attuate e da attuarsi; istituzione
dell'assemblea scolastica provocata dalla spinta delle educatrici, senza
tentativi di dirigerla; qualche suora impegnata all'esterno (baracche,
conferenze UNESCO ecc.); vari tentativi di iniziare un dialogo fra le
insegnanti. Ma ci vorrebbe qualcosa di molto meno sporadico e di più organico
per ragazze a cui gli stimoli non vengono se non come eco lontana delle
manifestazioni più vistose della
"contestazione", senza che ne riescano a capire le ragioni profonde e
a parteciparvi autonomamente. E, ovviamente, non si va
molto avanti con l'introdurre abbondantemente una nuova terminologia (come
partecipazione, personalizzazione, autoformazione,
dialogo ecc.), se ne mancano i contenuti. I risultati concreti di questo inizio di aggiornamento nell'Istituto sono per adesso
un pauroso sbandamento nelle ragazze; infatti i vuoti creati
dall'allontanamento progressivo delle imposizioni ed iniziative globali
autoritarie (o che potessero apparire tali), non vengono riempiti dalla
creazione di centri di forti interessi intorno ai quali polarizzare
l'attenzione delle ragazze. Esse diventano così sempre più insofferenti
all'osservanza di ogni norma, pur necessaria come
metodo di lavoro in una scuola così numerosa, equivocandosi
terribilmente nel concetto di libertà. Contemporaneamente nascono reazioni
violente in certe educatrici che reclamano a gran voce "l’ordine e la
legalità", come obiettivi in sé e per sé.
B)
Formazione religiosa: Quanto all'obiettivo specifico della "scuola
cristiana", è lecito chiedersi se è almeno giustificata l'esistenza di una
scuola che si qualifica come cattolica per la qualità del messaggio evangelico
e la vita cristiana che in essa si trasmette, per
l'avvio insomma della gioventù che la frequenta ad un cristianesimo maturo e
dinamico. La risposta anche in questo punto, appare abbastanza deludente.
B’)
Insegnamento religioso: dobbiamo a questo punto premettere che le suore sono
libere di cercare e scegliere i sacerdoti o gli insegnanti che credono e
ricorrono in Vicariato solo se non hanno trovato altrove. I sacerdoti attualmente incaricati dell'insegnamento della religione
sono molto differenti quanto a formazione e niente affatto comunicanti; così è
impossibile il crearsi di un'anima religiosa comune che non sia quella
respirata dalla formazione e dal ritmo creato dalle suore.
C'è
un monsignore di 85 anni, per di più completamente sordo, che da anni
immemorabili è nell'Istituto e da cui le suore non hanno il coraggio di
liberarsi. Il danno che egli provoca è gravissimo specialmente presso le 50
ragazze "interne" che da lui sentono la Messa quotidiana. Poi c'è un
sacerdote di media età, di vecchia formazione e anche lui con scarsa
possibilità di rispondere alle richieste di ragazze dell'età
di 15‑18 anni. Il sacerdote più giovane e moderno si occupa solo delle
ragazze dell'ultimo anno con poche possibilità perciò di instaurare una nuova
corrente in tutto l’Istituto.
B")
Esercizi spirituali: Si svolgono durante i giorni di scuola. Vi partecipa una esigua parte di ragazze; la distanza del luogo e il tipo
di casa scelto, infatti, rende gli esercizi abbastanza costosi; e così,
purtroppo, anche gli esercizi, oltre le altre iniziative, diventano mezzo di
discriminazione. I sacerdoti scelti sono da qualche anno
giovani ed aggiornati; essi producono costantemente profonde conversioni
(talvolta crisi pseudoreligiose)che non saranno poi
sostenute dall'ambiente religioso della scuola, per l'assoluta estraneità dei
discorsi da essi fatti al modello di vita religiosa familiare e scolastica. Per
le ragazze che rimangono a Roma si oscilla tra il farle venire a scuola per un
orario ridotto di lezioni e senza interrogazioni e un corso di meditazioni, con
il risultato che, nei due casi, le ragazze rimangono per lo più a casa.
B''') Altre attività religiose: Esse sono tutte slegate, povere
di motivazione interiore e tradizionali:
+)
Messa quotidiana, prima dell'inizio delle lezioni, che, per non essere
obbligatoria è praticamente deserta.
+)
1° venerdì del mese: Messa obbligatoria per tutti in quanto
celebrata durante le ore di scuola.
+)1° giovedì: Confessioni durante tutta la mattina di scuola,
con conseguente baraonda.
+)supplica
alla Madonna di Pompei, ancora celebrata come fosse un automatismo.
+)
varie feste di Istituto: all'inizio e alla fine
dell’anno, per il Santo fondatore, per la Madonna cui l'Istituto s'intitola,
ecc. Tali feste vengono celebrate con S. Messa abbinata a spettacolo nel cinema
- teatro della scuola o a festicciola di altro genere, o a ore di libertà dalla
scuola.
+)
delle vere ricorrenze liturgiche c’è silenzio intorno agli eventi essenziali
del Natole e della Pasqua (ciò è legato al fatto che c’è vacanza in tali
periodi), mentre si commemorano la maggior parte delle feste alla Vergine, con
novene e tridui, ma non obbligatori.
Alla
fine di tutto ciò ci si può chiedere: 1) se e come continuare il discorso su
questo problema della formazione religiosa della nostra gioventù e soprattutto
come coinvolgere nel dialogo e nelle soluzioni concrete i vari Istituti
religiosi. 2) quali concretamente potrebbero essere gli atteggiamenti ed
eventualmente le iniziative di un
insegnante che si trovi in una di queste scuole e che senta le sue
responsabilità di uomo e di cristiano.
**************************************
UNA
SCUOLA CHE RIPENSA IL SUO RUOLO
L’Istituto
di cui vi diamo ora notizia fu fondato negli anni 1949‑50,
in un quartiere della periferia, come Casa di riposo per Suore anziane e Casa
di Noviziato. Su istanza della popolazione, costituita
in prevalenza da profughi, abitanti in case minime e abusive, due baracche
della zona vennero ‘adibite’ a Scuola Materna ed
Elementare, accogliendo un numero sempre crescente di bambini. Con l'aiuto della altre Case della Congregazione, l'Istituto provvide a
soddisfare le aumentate esigenze delle famiglie con la costruzione di veri e propri
edifici scolastici e con l'apertura di una Scuola Media parificata.
Essendosi
la zona gradualmente modificata, in seguito alla costruzione di numerosi
villini, l'Istituto accolse in questi ultimi anni una popolazione scolastica
composta in prevalenza da alunni provenienti dalle famiglie benestanti
stanziatesi nella zona stessa. La situazione creatasi non soddisfaceva le
suore; iniziò un "ripensamento" e da quest'anno
si è imboccata una nuova via. Si è ritenuto opportuno qualificare la scuola
riducendo il numero degli iscritti da 700 a 550, in vista di un migliore
rapporto umano, ma soprattutto limitando le accettazioni alle famiglie componenti il nucleo centrale della zona che di fatto
corrisponde alla parte più povera del territorio; ciò è stato fatto con la
coscienza di un ritorno allo spirito iniziale della fondazione.
Esaurite
le iscrizioni degli alunni abitanti il nucleo
centrale, composto in gran parte da poveri, in un secondo tempo si sono
accettate le iscrizioni delle famiglie abbienti abitanti l'altra parte del
territorio. Questo ultime, data la mancanza totale di
edifici scolastici del quartiere, si trovano nella necessità di ricorrere all'
”unica" scuola a disposizione.
La scuola al mattino è gratuita; lo Stato contribuisce in larga
parte essendo la scuola parificata; a ciò che manca si supplisce con
l'organizzazione di un doposcuola a pagamento.
Il
doposcuola fornisce dei servizi molto qualificati: sport, corsi di musica,
applicazioni tecniche, e dispone di istruttori
specializzati. L'utile finanziario proveniente da tali attività serve in parte
per coprire le spese della scuola del mattino e in parte a permettere ai
bambini poveri la partecipazione alle attività del doposcuola che, quindi, per
questi, e gratuito.
**********************************
DATI STATISTICI SULLE SCUOLE
PRIVATE A ROMA NEL 1965
Non
abbiano potuto avere dati più recenti, né dati specifici per le scuole tenute
da religiosi. Si può calcolare approssimativamente che la percentuale di alunni delle scuole religiose è di circa l’80% di quelli
che riportiamo.
Ci
auguriamo di poter avere in futuro, dagli uffici competenti della diocesi, una
più precisa documentazione.
I
presenti dati sono tratti dal Bollettino Statistico del Comune di Roma.
SCUOLE M F. MF.
-
Scuole materne 14.727 14.606 29.333
+
Scuole elementari 20.486 24.294 44.780
-
Scuola Media Inf. 7.266 9.174 16.440
+
Scuola Media Sup. 10.235 8.942 19.177
Totale 52.714 57.016 109.730
Totale
generale MF. 427.184 (scuole statali e private)
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IL
SACRAMENTO DEL MATRIMONIO A ROMA
Due
documenti recenti regolano la preparazione e la celebrazione del matrimonio
nella nostra diocesi:
1)
"Norme e indicazioni
pastorali per la celebrazione dei matrimoni" (=Norme), 4 dicembre 1968 (Riv. dioc. di Roma, 1968 n° 11‑12, p.1156)
2)
"Comunicato per
l'applicazione delle norme per la celebrazione dei matrimoni"
(=Applicazioni), 15 febbraio 1969 (Riv.
dioc. di Roma, 1969, n° 3‑4,
p. 337)
Ad
un anno di distanza dall'entrata in vigore delle nuove norme, tenteremo un
qualche bilancio. Prima di iniziare dobbiamo mettere avanti una lunga premessa;
ricordiamo anzitutto con i nostri amici alcune caratteristiche delle
celebrazioni matrimoniali nella nostra città.
Concentrando
l'attenzione sul luogo della celebrazione, diremo cosa nota ricordando come
molte chiese di Roma abbiano acquistato la funzione di luogo speciale per
matrimoni e a ciò si siano appositamente attrezzate.
Che antichi monumenti conservino ancora una funzione
reale non può che far piacere; tuttavia la conduzione di detti monumenti è
nella mani della chiesa e il loro uso è uso sacramentale. Così abbiamo il
dovere di domandarci se tutto si svolge secondo lo Spirito del Vangelo.
Ora sembra, e come vedremo non solo a noi,
che in tali chiese ed in tutta la prassi nuziale
romana si sono verificati non pochi inconvenienti. Sta di fatto che a Roma,
entrando subito in argomento, con la celebrazione delle nozze ci si sente in
dovere e in diritto di esprimere una collocazione
sociale; ciò si ottiene situandosi al livello prescelto (il più alto possibile
sborsando quanto è possibile) orientando la scelta in una ben graduata
quotazione di chiese, addobbi, colori, e perché no, celebranti (rappresentando
in alcuni ambienti, ad es. politici, il celebrante-cardinale la cosa veramente
distinta e corrispondente al livello‑capitale-d’italia).
Non
è facile dire come si sia creata questa situazione a sostegno della quale si è
formata quasi automaticamente una amministrazione
ecclesiastica tendente a cristallizzare gli stati di fatto, e a sua volta
collegata con interessi commerciali ormai assai rilevanti (fotografi, fiorai,
tipografi, ristoranti, addobbatori, musicisti, sacrestani e.... fermiamoci
qui). Una struttura di sostegno, una camicia di forza nella
quale il sacramento langue imprigionato. La conclusione è che chi vuol
affrontare sul piano della diagnosi, come della cura, la situazione dei
Matrimoni a Roma, si trova dinanzi un meccanismo complesso formato da interessi
economici, usanze cittadine, realtà sacramentali, situazioni sociali,
atteggiamenti psicologici variamente, ma sempre profondamente intricati. Ed
abbiamo lasciato da parte le componenti che esprimono
le perplessità concordatarie, la situazioni parareligiose, i silenzi del clero
e le restrizioni mentali dei nubendi circa la
encicliche e la morale matrimoniale tradizionale.
Questo
contesto non è di oggi; esso era già la cornice nella
quale si situava la prassi matrimoniale della chiesa locale romana fino al
1968.
Il
nostro brevissimo, iniziale studio, che è solo una proposta di riflessione, si
articola nei seguenti punti:
1) prassi matrimoniale romana recente,
fino al 1968
2) i due documenti del 1968-69
3)
situazione
dopo i due documenti
4)
radici
profonde delle difficoltà in materia di prassi matrimoniale
5)
riflessioni
Dagli
amici attendiamo sempre benevola indulgenza per la parzialità e la brevità
delle res note, e prima di giungere al quinto punto (“riflessioni”) attendiamo
e chiediamo insistentemente che ci inviino riflessioni
essi stessi, affinché anche questa volta il nostro lavoro possa offrire il
frutto della meditazione di più numerose coscienze.
E cominciamo.
1)
Prassi matrimoniale recente nella chiesa
romana fino al 1968.
La
situazione può, assai schematicamente, esser cosi riassunta:
+) preparazione al Sacramento ed ai
doveri della famiglia: praticamente nulla.
+) pratica
d'ufficio: svolta dal clero parrocchiale in una o due sedute per circa
un'ora complessiva.
+) costo della
pratica matrimoniale: a) L. 100/200 per ogni
documento ecclesiastico (battesimo, cresima); b) L.1000/2000
alla parrocchia che istruisce la pratica;
c)
L.1000 al Vicariato (ufficio matrimoni) per
l’archiviazione della pratica; d) L. 3000/5000 alla
parrocchia nel caso che il matrimonio si celebri fuori della chiesa
parrocchiale (circa i tre quarti di tutti i matrimoni celebrati). Questo
supplemento di tassa non può avere altra giustificazione che il "lucro
cessante", cioè la perdita di quanto la
parrocchia avrebbe guadagnato dalla celebrazione del matrimonio. Infatti:
+) costo della celebrazione del
matrimonio: trascurando lodevoli eccezioni, il prezzo si determina
puramente secondo le leggi del mercato: le chiese di moda possono salire fino a
cento o duecentomila lire; generalmente il prezzo è intorno alle 20/40.000,
dovendosi però sempre considerare l’ulteriore spesa
per i fiori e per eventuali altri servizi (uso del giardino, cantori, ecc.).
Queste cifre sono puramente indicative; ognuno troverà nella sua memoria
maggiore precisione. E' sempre prevista (nelle parrocchie) la forma della
celebrazione per i poveri, con quattro sedie ed una panca. E’ una precauzione
formale che non si attua quasi mai (per fortuna), ed è già peccato
averla inventata.
+) giudizio dei fedeli (e degli
infedeli) che compiono il percorso obbligato: duro e sarcastico come ognuno sa.
+) politica dell'autorità diocesana:
il non intervento. La coscienza di pochi nella chiesa parla inutilmente davanti
ad una autorità che non ascolta; eppure fa eco al
disappunto di molti, che però cercano di dimenticare la brutta esperienza
trascorsa. Il mondo ecclesiastico romano non reagisce altro che con qualche
lodevole obiezione di coscienza da parte di parroci che celebrano gratuitamente
e con rito uguale per tutti. Ne abbiamo individuati
alcuni a Tor di Quinto, ad Ostia antica, alla Borghesiana, a Vigna Clara, alla Natività di via Gallia.
La critica si coagula fondamentalmente intorno ai seguenti punti: mancanza di preparazione al matrimonio cristiano, esosità della tassazione, frantumazione della esazione, differenziazione delle celebrazioni a seconda del prezzo. Ci pare di aver dato qualche cenno sulla situazione pre-1968/69 sufficiente per proseguire.
(continua)
********************************************
MESSAGGIO DEL CARDINAL VICARIO
Nei
giorni scorsi il Card. Dell'Acqua ha indirizzato un messaggio all'Azione
Cattolica della diocesi di Roma, in occasione di un convegno indetto da quest’ultima per lo studio e l’approfondimento del nuovo
statuto dell’Associazione. Nel riportare la parte per noi più interessante del
messaggio, vogliamo far notare come in esso si
delineino prospettive di impegno che vanno ben oltre le linee del nuovo Statuto
dell'ACI, mettendo un chiaro accento sul valore della chiesa locale e sulle vie
obbligate per la crescita di tale chiesa.
"E’
dovere di tutti i cristiani consapevoli, che si pongano
al servizio del Regno, denunciare e impegnarsi a fondo contro ogni forma di
menzogna, ovunque essa si nasconda, a cominciare da se stessi e dalla comunità
cui si appartiene.
Cosi
operando, ciascuno offre il suo apporto alla pastorale della Chiesa di Roma,
contribuendo a suscitare il popolo di Dio, partendo dal popolo che vive in
questa città. Infatti, la missione della Chiesa non consiste soltanto nel
salvare individualmente le anime, né nel formare delle piccole comunità
ferventi, bensì nel mettersi al servizio della città per "salvarla"
dai suoi mali che si chiamano egoismo, vanità, ambizione, demagogia, sperpero,
mancanza di iniziativa, miseria... 'Questo popolo di
Dio, governato dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con Lui (LG
8) cammina nella storia della umanità per trasformarla in storia di salvezza,
proclamando la morte e la resurrezione del Signore finché Egli venga (cfr. acclamazioni durante la nuova
preghiera eucaristica e LG 8)’.
L'influsso
della Chiesa sulla città si esercita, principalmente, facendo sorgere nel suo
seno uomini di buona volontà che si mettono al servizio del bene comune.
E'
a questa missione profetica della Chiesa locale che l'ACI è chiamata ad offrire
le sue migliori energie ed i suoi servizi apostolici.
Spesso le sofferenze dell’uomo moderno non trovano nessuna eco nelle nostre comunità. Nonostante le insistenti dichiarazioni conciliari sui nuovi rapporti che la Chiesa deve instaurare con il mondo, le comunità cristiane incontrano non poche difficoltà ad entrare nella vita del mondo. Per questa ragione la parola che esse annunciano non è sentita e la loro presenza non viene riconosciuta come il segno di un Regno che vuole prendere contatto con il presente dell’uomo.
Quale
risonanza incontrano nelle comunità cristiane i
problemi della giustizia, della casa, dell'impiego, dei contratti di lavoro,
della disoccupazione? Quale attenzione viene fatta
alle pesanti conseguenze sociali ed umane provocate dall'immigrazione e dalla
emigrazione dei lavoratori? Infine, quale eco trova nel laicato organizzato la
protesta, in nome del Vangelo, contro le diverse forme di servitù generate da
una società dove sembra prevalere la
legge del consumo, del comfort, della abbondanza e
dello sperpero?
Lodevoli
iniziative nella nostra diocesi sono state promosse per il rinnovamento
liturgico e per consentire ai laici di prendere il loro posto nell'ambito delle
comunità ecclesiali; ma occorre fare di più affinché queste diventino un
"avvenimento", umile come la croce di Cristo, ma sufficientemente
eloquente per interessare la vita degli uomini".